Itinerari enogastronomici
Legami forti che partono dalla terra, ispirano tecniche nuove, sottolineano i momenti importanti della comunità. Culture che vengono dal passato tramandano l’unicità di un rapporto che è percorso verso l’eccellenza e testimonianza dell’identità di un territorio.
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Gallura
La Gallura rappresenta una delle zone più interessanti dal punto di vista paesaggistico e turistico e naturalmente anche dal punto di vista enogastronomico. La Gallura è il regno del Vermentino che rappresenta l’unica DOCG della Sardegna e che è diventato famoso in Italia e nel mondo anche grazie al fatto di essere prodotto nella zona della Sardegna più frequentata dai turisti che hanno potuto conoscerlo grazie al suo splendido abbinamento con i piatti a base di pesce. Il successo del Vermentino ha rappresentato una vera rivoluzione per molte cantine della Gallura che hanno diversificato la produzione dando vita a dei bianchi fruttati e profumati che si abbinano splendidamente a tutte le pietanze estive. La produzione del Vermentino di Gallura è concentrata sopratutto nei comuni di Tempio, Monti, Berchidda e Oschiri posti ai piedi del Monte Limbara.
Su un altopiano ondulato, tra fitti boschi di sughere, macerie granitiche e rigogliosi vigneti Tempio Pausania lega le sue tradizioni alla lavorazione del sughero e del granito, oltre che alla viticoltura da cui nascono l’ottimo Vermentino e l’insuperabile moscato, orgoglio dei suoi abitanti. In granito a vista il centro storico e di lunga tradizione la cucina, dove primeggia l’intrigante suppa cuata.
A ridosso di un colle, tra alberi secolari e una fitta macchia mediterranea, Luogosanto intreccia la sua storia alla basilica di Nostra Signora, dove si racconta che sia nato il paese. Tracce medievali nelle rovine di due castelli che testimoniano l’epoca giudicale e nella suggestiva chiesa campestre di San Trano, dove leggenda vuole che siano state trovate le spoglie dell’anacoreta, vissuto lì nel VI secolo d.C.
Aspre rocce granitiche disegnano i contorni di Arzachena, dove il vento ha modellato una forma di fungo. A lungo chiuso in un proverbiale isolamento, il volto agro-pastorale del paese cambia negli anni Sessanta, con la scoperta della Costa Smeralda. Alle spiagge ambite dal turismo nazionale e internazionale, si affianca un ricco patrimonio archeologico.
Su un altopiano ai piedi del monte Limbara, Calangianus è il centro nazionale più importante per la coltivazione e la lavorazione del sughero. Al fascino del paesaggio circostante ricco di boschi, corsi d’acqua, cime rocciose e granito scolpito dal vento, si affiancano un grazioso centro storico, con stradine tortuose e case con balconcini in ferro battuto, e resti archeologici, disseminati poco.
Adagiato su un declivio granitico, infine, Luras è un borgo agricolo di origine medievale dove si parla ancora il logudorese, l’antica lingua sarda. La sua storia si legge attraverso le tipiche abitazioni del centro, una casa museo che espone le opere di un artista del sughero e le rovine archeologiche degli antichi insediamenti umani. Un olivastro millenario, nelle immediate vicinanze del lago di Liscia, è stato dichiarato Monumento Naturale.
Sardegna del Nord Ovest
Scendendo da Castelsardo arriviamo ai comuni di Sorso e Sennori con il loro rinomato Moscato DOC e il tipico Cannonau di zona della Sardegna chiamata Romangia, un viaggio tra estensioni di uliveti ci porterà a Sassari e dà lì si parte verso Alghero. Prima di arrivarci è però d’obbligo una sosta ad Usini da cui è partito in questi ultimi anni il rilancio del vitigno autoctono “Cagnulari”. Da Usini arriva al regno di Sella e Mosca, la più grande realtà vitivinicola della Sardegna e non solo. Qui possiamo gustare il raffinato “Torbato” Alghero DOC oltre a tutta una serie di vini derivati da uvaggi di cannonau e cagnulari, ma anche vini internazionali come il Cabernet. Da Alghero si prende la provinciale verso Bosa attraversando splendidi paesaggi a strapiombo sul mare e costeggiati dagli splendidi vigneti di Malvasia che qui la fa da padrone su tutti gli altri vitigni, visite e degustazioni anche a Flussio, Modolo e Magomadas.
Nuorese e Barbagia
Un territorio variegato, con aspre vette, colline, valli e macchia mediterranea. Un mare splendido, con calette incantevoli e acqua cristallina. Un artigianato unico, con rinomati filet, coralli e filigrane. Resti millenari. Siamo nel Nuorese, terra di contrasti, che si allunga da est a ovest al centro della Sardegna. Qui, i sapori forti e decisi del mondo agro-pastorale incontrano il gusto autorevole del Cannonau. che ha trovato nei comuni di Dorgali e Oliena il suo habitat naturale. La Cantina Sociale di Dorgali è una delle più famose della Sardegna e tutt'intorno si estendono i suoi meravigliosi vigneti di Cannonau. A Dorgali si trovano i resti di Viniola, antico insediamento romano che testimonia come sin da quell'epoca in Sardegna fossero presenti tecniche avanzate di vinificazione.Dominata dal paesaggio calcareo del Supramonte Oliena s’immerge in lunghe distese di vigneti e in un patrimonio naturale straordinario. Culla delle più autentiche tradizioni barbaricine conserva esempi di architettura contadina e pastorale nel centro storico, dove annualmente si svolge l’iniziativa Cortes Apertas. Molto famoso è il Nepente di Oliena, un Cannonau robusto che ben si abbina alla produzione agro-alimentare della zona: formaggi, salumi, dolci, pane. Nell'ultimo decennio anche a Mamoiada sono nati piccoli produttori che hanno dato vita vini corposi di altissima qualità. Dalla Baabagia di Nuoro si arriva poi al Mandrolisai, il cuore dell’isola. Qui, i cibi di una tradizionale cucina povera seguono ancora l’alternarsi delle stagioni. Qui, l’arte del vino e la sacra arte dell’ospitalità sono di casa. Immersa tra sugherete e vigneti, Atzara conserva un caratteristico centro storico a impianto medievale, con abitazioni basse, costruite con materiali locali di origine granitica. Oltre ala sua notevole produzione vitivinicola, si tramandano le tradizionali attività artigianali dell’arte tessile e dell’intaglio, tra le più conosciute dell’isola. Da assaggiare i fruttini, dolci fatti in casa a base di mandorle, che vengono preparati per le feste. Tutte le uve del circondario confluiscono a Sorgono, dove si producono gli ottimi vini D.O.C del Mandrolisai. Poco distante dal centro abitato si conserva una delle maggiori concentrazioni di pietre megalitiche dall’aspetto antropomorfo. Nel centro storico, invece, sono ancora evidenti case gotico-aragonesi che raccontano della dominazione spagnola. Da segnalare anche il comune di Ortueri, dove si produce anche un'ottimo Nasco .
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Ogliastra
Un litorale splendido dominato da una montagna spettacolare. Una vegetazione superba. Un territorio pressoché incontaminato: siamo in Ogliastra, la terra di confine tra il mondo agricolo del sud e quello pastorale del centro, nel sud est della Sardegna. Qui, tra le rare zone pianeggianti e sui costoni delle colline, nasce il migliore Cannonau dell’isola. Qui, sulle tracce di un’antica tradizione, la cucina porta in tavola i tesori del mare e della terra. Incastonato nel panorama frastagliato dei tacchi, Jerzu lega la sua fama al Cannonau, il rinomato vino dell’isola. La pregiata produzione enologica s’inserisce in una cornice naturale ricca di numerose specie vegetali e animali, nonché di testimonianze storiche antichissime. Il pregiato marchio D.O.C. accompagna felicemente i piatti di carne, di cacciagione e di formaggio, che caratterizzano la sua gastronomia. Altri comuni in cui si produce un'ottimo Cannonau, sono Cardedu, Tertenia, Tortolì.
Oristanese
Un lungo tratto costiero, mosso da bianche scogliere e spiagge deserte. Una pianura fertile, disseminata di lagune e stagni pescosi. Un’area naturalistica straordinaria, abitata da animali rari e protetti. Resti millenari su tutto il territorio. Siamo nell’Oristanese, nella Sardegna centro - occidentale. Qui, la presenza di vigneti e oliveti si perde nella notte dei tempi. Qui, antiche tradizioni si rinnovano nel fiorentissimo artigianato e nelle rinomate specialità gastronomiche, tra le più pregiate dell’isola. Oristano è sinonimo di Vernaccia, è infatti nei comuni limitrofi di Cabras, Riola, Baratili, Zeddiani che questo antichissimo vitigno viene coltivato, quindi una zona molto limitata caratterizzata da terreni freschi e profondi di origine alluvionale. Nel dialetto oristanese Vernaccia assume il nome spagnoleggiante di Garnaccia (o Crannaccia) Il nome del vino appare anche nel “ Breve di Villa di Chiesa” del 1327, una importante fonte per ricostruire la storia di quel periodo. Ad agevolare la coltivazione di questo vitigno ha contribuito anche la credenza popolare secondo la quale questo vino avrebbe efficacia nella terapia antimalarica ed era impiegato come blando analgesico. Prendendo la 131 verso Cagliari si arriva a Mogoro, dove c'è la Cantina il Nuraghe che ha avuto un ruolo importante nel valorizzare i vitigni locali quali il Semidano e il Nuragus. Sempre vicino alla 131 si trova Terralba con la sua ononima DOC composta dai vitigni autoctoni Bovale, Monica e Greco nero . Negli ultimi anni sono stati ottenuti eccellenti risultati anche con il Vermentino e il Nuragus.
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Il Cagliaritano
E' il territorio che comprende il Campidano di Cagliari, la Parteolla e la Trexenta. Territorio richissimo, Un fondovalle spettacolare per la bellezza di graniti e porfidi. Un’area agricola importantissima per l’economia sarda. I resti del passato sul territorio, l’antico granaio di Roma, a sud della Sardegna. Qui, la tradizionale cucina contadina esalta i sapori di una volta e tramanda l’antica arte del dolce fatto in casa. Qui, olio e vino trovano la loro terra d’elezione. Partendo dal Nuragus la cui origine si perde nella notte dei tempi e che grazie alla rivoluzione portata avanti da alcuni viticoltori ha visto una nuova luce dando vita a vini di altissima qualità negli uvaggi con il Vermentino e la Malvasia ma anche Chardonnay. La zona più interessante del Cagliaritano è sicuramente quella compresa tra Serdiana e Dolianova, dove troviamo tra i migliori produttori della Sardegna: Argiolas, Pala e Cantina di Dolianova. In queste zone grazie al contributo dell'enologo Giacomo Tachis sono nati alcuni tra i vini rossi più premiati della Sardegna. L'unione tra tradizione e rinnovamento delle tecniche di produzione e vinificazione hanno dato ottimi risultati anche da parte dei produttori dei comuni di Senorbì e Mandas. Nel cagliaritano vengono allevati molti dei vitigni più importanti della Sardegna tra cui la Monica e il Bovale, ma anche molti vini da dessert come il Nasco, Il Moscato, il Girò e la Malvasia di Cagliari
Il Sulcis
Un entroterra generoso di frutti, un sottosuolo ricco di giacimenti minerari, un litorale selvaggio e suggestivo. I segni della storia sul territorio. Siamo nel Sulcis, l’estremo lembo sud occidentale della Sardegna. Qui, un’antica tradizione culinaria ed enologica racconta di popoli venuti da lontano e di odori e sapori che uniscono le ricchezze del mare e della terra.
Sulle tracce della prima città dell’isola a Nora, dove sono ancora visibili resti di costruzioni puniche e romane.
Necropoli e Nuraghe a Santadi, dove l’oasi naturalistica del Monte Arcosu e le bellezze sotterranee delle Grotte di Is Zuddas si armonizzano con i pregiati vitigni del Carignano del Sulcis, vino dal colore rubino brillante che trova in quest’area costiera la sua terra d’elezione.
Intense attività artigianali, ittiche e vinicole a Sant’Antioco, dove bellezze marine e un ricco patrimonio archeologico incorniciano la vita della piccola isola. Tappeti e coralli, e piatti che richiamano tradizioni piemontesi e tunisine sono l’origine dei suoi tipici colori e sapori.
E quindi i vini del Sulcis in cui regna il Carignano, che sino ad alcuni anni fà veniva ancora utilizzato come vino da taglio per poi invece diventare uno dei vini più pregiati della Sardegna sia vinificato in purezza che negli uvaggi con la Monica e il Bovale. Il vitigno che è coltivato anche in altre aree del mediterraneo, si adattato bene al clima non certo facile del Sulcis, fatto di venti di salsedine e temperature estive aride

