Vitigni autoctoni della Sardegna
Nell'ultimo ventennio molti dei più importanti produttori di vino della Sardegna si sono impegnati nel recupero e la rivalorizzazione dei vitigni autoctoni presenti in Sardegna. La crisi del settore vinicolo e la concorrenza dei paesi emergenti come l'Australia e il Chile spinge a lavorare in questa direzione, solo con l'utilizzo di vitigni storicamente legati a un territorio si può arrivare alla produzione diversificata di vini di qualità difficilmente imitabili da altri paesi. In questo senso la Sardegna è avvantaggiata in quanto sono presenti molti vitigni autoctoni che solo in Sardegna hanno trovato il loro habitat naturale e che utilzzati in particolari uvaggi hanno dato vita a vini di altissima qualità.
Vitigni Sardi Bianchi
Albaranzeuli Bianco
Questo vitigno sardo a bacca bianca, denominato pure Albillo
ed Albicello, ha delle omologie genetiche con l'Albanello/a marchigiano
o siciliano. Si tratta di un vitigno rustico, piuttosto produttivo, resistente
alle crittogame, in grado di dare buoni risultati enologici soprattutto
se vinificato in uvaggio con altre varietà locali. La sua origine è alquanto
incerta, probabilmente di lontana provenienza spagnola, è attualmente in
via di estinzione. La sua diffusione, estremamente limitata, riguarda alcuni
Comuni dell'oristanese, dove viene denominato Lacconargiu o Lacconarzu,
e qualche vecchio vigneto del nuorese. Non sono note le caratteristiche
organolettiche dei vini ricavati dalla sua vinificazione in purezza.
Arvesiniadu
Questo vitigno probabilmente autoctono sardo è anch'esso a
rischio di estinzione. Conosciuto anche con il nome di Arvu Siniadu, Argu
Ingiannau o Uva Oschirese, è diffuso sporadicamente in provincia di Sassari,
talvolta in Campidano. É un vitigno molto vigoroso con grappoli grossi ed
allungati, molto spargoli, con acini piccoli, ben adattato a terreni leggeri
di collina, preferibilmente granitici. Le sue uve vengono esclusivamente
vinificate insieme ad altri vitigni per la produzione di vini bianchi comuni,
dunque non se ne conoscono le caratteristiche organolettiche peculiari.
Visita il sito degli asinelli della Sardegna, l'azienda "Caddhos" specializzata nell'allevamento dei caratteristici asinelli sardi offre splendididi esemplari a ottimi prezzi e con servizio di trasporto.
Moscato Bianco
Il Moscato è uno dei vitigni più diffusi e caratterizzati di tutta l'Europa
vinicola. Tra i tanti suoi diversi cloni, in Sardegna è diffuso da tempo
immemorabile il "Moscato Bianco";, la cui presenza puo' essere fatta risalire
all'epoca dell'occupazione romana. Qui, nel corso dei secoli e con il concorso
dei diversi terreni e delle differenti condizioni pedoclimatiche, le sue
caratteristiche si sono differenziate dal ceppo continentale originario.
Nell'ambito delle diverse aree geografiche dell'Isola, hanno origine vini
ben differenziati: Moscato
di Sardegna, Moscato di Cagliari, Moscato di Sorso-Sennori.
Nasco
Già conosciuto in epoca romana, questo vitigno a bacca bianca
deriva il suo nome dal latino "muscus""ovvero "muschio",
per via del caratteristico aroma avvertibile specialmente nell'uva matura
e nel vino invecchiato.La sua diffusione, limitata all'entroterra di Cagliari,
avvalorerebbe l'ipotesi di una sua introduzione attraverso l'approdo di
Karalis. Mediamente vigoroso e produttivo, esprime le sue migliori caratteristiche
su terreni piuttosto sciolti, in aree a clima caldo e asciutto, dove esprime
una mediocre resistenza alle avversità climatiche ed ai principali patogeni.
Attualmente la sua coltivazione, ridotta a pochi ettari, è circoscritta alle aree viticole di alcuni Comuni in provincia di Cagliari, dove è alla base della DOC Nasco di Cagliari, prodotto nelle province di Cagliari e Oristano. Il vino che se ne ricava è liquoroso, di colore giallo dorato, con delicati aromi di moscato e di mandorla amara, di media struttura, con fin di bocca piacevolmente amarognolo.
Nuragus
L'origine del vitigno Nuragus
si perde nell'arco dei tempi: è certamente uno dei primi vitigni introdotti
in Sardegna, con molta probabilità dai navigatori fenici all'atto della
fondazione della città di Nora, i cui ruderi si trovano ai margini meridionali
della pianura del Campidano. Questa ipotesi è basata oltre che sul nome
(il prefisso "nur" è di derivazione fenicia), anche sull 'area
di diffusione, limitata appunto alla pianura retrostante l'approdo. Questo
vitigno non ha particolari esigenze pedoclimatiche, resiste abbastanza bene
alle crittogame e ha un'ottima produttività: infatti raggiunge nei vigneti
tradizionali ad alberello anche i 100 q/ettaro, quando in analoghe circostanze
altri vitigni difficilmente arrivano ai 50 q/ettaro. Questa è una delle
ragioni per cui all'atto della ricostituzione dei vigneti fillosserati si
è preferito il Nuragus
al senz'altro migliore, ma più delicato, Semidano.
Dalla vinificazione del Nuragus
si ottiene l'omonimo vino DOC Nuragus di Cagliari nelle tipologie frizzante
e amabile; inoltre l'uva raccolta anticipatamente viene utilizzata per la
produzione di base di spumante brut. Il vino comune ottenuto dai vigneti
tradizionali, di facile maderizzazione, viene usato come vino da taglio
o vino base per la preparazione di vermouth.
Retagliado
Chiamato anche Bianca Lucida, Retagladu, Rechilliau o Retellau,
a seconda della zona nella quale è coltivato, questo vitigno a bacca bianca
si ritiene autoctono sardo per le numerose citazioni da parte di diversi
Autori. É un vitigno molto vigoroso e produttivo che predilige terreni calcareo-argillosi,
ben esposti ed asciutti. Attualmente, esso è sporadicamente diffuso in Gallura,
dove viene utilizzato solo in uvaggio con il Vermentino
o con altre varietà locali, per l'ottenimento di vini di ottima qualità.
Semidano
La vite è presente in Sardegna da tempi remoti; la sua coltura è stata sempre
favorita dai popoli che si sono avvicendati nella storia nel controllo dell’isola.
La produzione però cominciò a diventare stabile soltanto nell’Ottocento,
durante il Regno Sardo sotto i piemontesi, mentre in Europa molti impianti
venivano colpiti dall’epidemia di fillossera. Attualmente il panorama produttivo
della regione è molto ricco e propone vini DOC principalmente di monovitigni,
come il Semidano, da cui viene prodotto il Sardegna
Semidano DOC.
Vernaccia di Oristano
La denominazione "Vernaccia" viene spiegata come
derivante dal latino "vernaculus", che significa "del posto",
oppure "locale". Secondo l'ipotesi più accreditata, l'introduzione
di questo vitigno in Sardegna sarebbe dovuta ai Fenici che l'avrebbero introdotta
attraverso il porto di Tharros. La Vernaccia
di Oristano, da non confondersi con la Vernaccia di San Gimignano,
è diffusa e coltivata esclusivamente in Sardegna, nella Valle del Tirso
da sempre famosa per la coltivazione pressoché esclusiva di questo straordinario
vitigno sardo (uno dei pochi a potersi definire realmente autoctono). Dallo
stesso si ricava l'omonimo vino DOC, dal colore giallo, dorato e ambrato,
dal profumo delicato, alcolico, con sfumature di fiori di mandorlo e un
sapore fino, sottile, caldo, con leggero e gradevole retrogusto di mandorle
amare. Gradazione minima 15,5 gradi e invecchiamento obbligatorio di due
anni in botti di castagno o di rovere. É un buon vino da fine pasto.
Con una gradazione di 15,5 gradi e tre anni di invecchiamento la Vernaccia può portare la qualifica superiore; per la riserva occorrono, invece, quattro anni di invecchiamento. Si produce anche nei tipi Liquoroso dolce e Liquoroso secco o dry, con un invecchiamento di due anni e una gradazione di 16,5 gradi nel tipo dolce e di 18 gradi nel tipo secco o dry. Tipologie indicate come vino da dessert e da meditazione. Particolarmente interessante è il metodo di produzione: il vino viene affinato in botti di castagno o di rovere tenute in parte vuote, in ambienti soggetti a forti sbalzi termici.
Vitigni Sardi Rossi
Bovale Sardo
Affine per certi versi al Mourvedre, al Morastrell ed al Minustrello
della Corsica, questo vitigno a bacca nera, detto anche Bovaleddu, si è
probabilmente differenziato nel corso dei secoli dal Bovale Grande, o Bovale
di Spagna. Dal punto di vista ampelografico, esso si caratterizza per una
produttività elevata, una buona adattabilità a diversi climi e ambienti
ed una media tolleranza alle principali crittogame.
Solitamente vinificato insieme ad altre varietà locali, alle quali apporta colore, acidità e corpo, esso entra nella produzione della DOC Mandrolisai, prodotto nelle province di Nuoro e di Oristano, e Campidano di Terralba, prodotto nelle province di Cagliari e di Oristano.
Caddiu
Conosciuto con altri nomi, tra cui Caddu a Bosa, Niedda Perda
Sarda a Terralba e Caddiu Nieddu a Oristano, esso è diffuso quasi esclusivamente
nella Bassa Valle del Tirso, consociato ad altre varietà a bacca nera. É
una varietà molto vigorosa, mediamente produttiva, con una discreta resistenza
ai freddi invernali ed alle crittogame. Le sue uve vengono utilizzate solo
assieme ad altri vitigni per la produzione di vini rossi comuni, ma anche
quale uva da tavola, data la consistenza e la dimensione degli acini.
Cagnulari
Vitigno a bacca rossa di probabile origine spagnola, è diffuso
soprattutto nel sassarese. In Gallura viene chiamato a volte "Caldareddhu".
Deriva con tutta probabilità dal Bovale di Spagna, sebbene per molti caratteri
sia confrontabile con il Mourvedre. Viene coltivato soprattutto nei terreni
di Usini, con interessanti realtà dedicate a questo vitigno anche nei comuni
di Ossi, Tissi, Uri, Ittiri, Sorso ed Alghero. É un vitigno utilizzato come
vino da taglio per contribuire alla produzione di un vino rosso da pasto.
Cannonau
Le origini e la provenienza del vitigno Cannonau
non sono conosciute con certezza assoluta, ma tutti sono concordi ad ipotizzarne
la comparsa in Sardegna, proveniente dalla penisola iberica fin dall'inizio
della dominazione spagnola sull'isola.
Comunque stiano le cose, il Cannonau ha di fatto trovato in Sardegna un habitat ideale, godendo l'immediato favore dei viticoltori locali che lo hanno diffuso praticamente in ogni angolo dell'isola, fino a fargli ricoprire circa il 20% di tutta la superficie vitata del territorio. Il Cannonau viene usato nella produzione di rossi, rosé e di vini a sostenuta gradazione alcolica. La zona DOC del Cannonau di Sardegna comprende l'intera regione, che a sua volta è divisa in tre sottozone: Oliena (incentrata sui comuni di Oliena e Orgosolo in provincia di Nuoro), Capo Ferrato (che include i comuni di Castiadas, Muravera, San Vito, Villaputzu e Villasimius in provincia di Cagliari) e Jerzu (incentrato sui comuni di Jerzu e Cardedu in provincia di Nuoro.
Caricagiola
Di origine incerta, questo vitigno a uva rossa è diffuso quasi
esclusivamente in Gallura. Secondo alcuni sarebbe autoctono, secondo altri
proveniente dalla vicina Corsica (dove viene chiamato Bonifaccencu o Carcaghjolu
Nero, ovvero "nero che dà molta uva"); secondo altri ancora deriverebbe
dal Vermentino Nero toscano o sarebbe imparentato con il Mourvedre Nero
o Bonvedro portoghese. Di costituzione vigorosa ed elevata produttività,
rustico, preferisce terreni di natura silicea, dove da luogo a vini di colore
rosso rubino acceso, con aroma di frutti rossi, ricco di tannini, di acidità
contenuta.
Carignano del Sulcis
Ancora una volta ci troviamo di fronte ad un vitigno di origine
incerta. La tesi più accreditata, basata sull'analisi dei suoi numerosi
sinonimi dialettali, lo vuole proveniente da occidente, probabilmente dall'Aragona,
in Spagna, da dove si diffuse, assumendo via via nomi diversi, dal sud della
Francia fino all'Algeria ed alla Tunisia. In Sardegna si sarebbe concentrato
nella zona sud-occidentale grazie alla sua resistenza ai venti ricchi di
salsedine provenienti dal mare. Dalla sua trasformazione si ottengono dei
gradevolissimi vini da pasto, capaci di vivere con successo una propria
vita commerciale.
Monica
Non si hanno notizie certe riguardo alla sua origine. Sarebbe
stato introdotto in epoca remota dai Mori. Più probabile appare invece la
teoria che vuole il vitigno Monica provenire dalla Spagna; sviluppatosi
inizialmente nell'algherese venne poi diffuso nel resto dell'Isola ad opera
dei monaci camaldolesi. Quest' ultimo evento sarebbe alla base della denominazione
del vitigno. Il vitigno Monica è il più diffuso in Sardegna, in pratica
si trova ovunque con le sue ovvie differenze qualitative. La DOC fa una
distinzione fra il Monica
di Sardegna e il Monica
di Cagliari. La zona di maggior produzione è compresa fra Cagliari,
Iglesias ed Oristano ed è considerato il più rappresentativo fra i vitigni
rossi.
Nieddera
Il nome sta ad indicare un vitigno dalla buccia scura, in
grado di dare origine a vini fortemente colorati. Nulla si sa di certo su
questa antica varietà sarda, anche se, secondo alcuni autori, il Nieddera
sarebbe un particolare biotipo di Carignano. Il Nieddera è diffuso in pochissimi
esemplari nelle zone di Cagliari, Nuoro ed Oristano. Viene utlizzato per
la produzione di un vino di eccellente qualità il Valle del Tirso
IGT Nieddera rosato della Casa Vinicola Contini

